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Ultimo aggiornamento: giovedì 17 maggio 2012
Chi siamo
GLI AMORI AI TEMPI DEL CO.CO.CO.LERA

L’epidemia della precarietà, la sopravvivenza delle emozioni a dispetto di essa, una rubrica anomala, proposta dal gruppo più improvvisato dell’estrema sinistra, per raccogliere le esperienze che altrove non sono nulla: nè politica, nè letteratura. Sdolcinatamente No Global, consideriamo che abbiamo diritto al superfluo e ci avvaliamo dell’inesperienza dei nostri collaboratori per raccontarci, raccontarvi, nelle Vostre/Nostre emozioni precarie. Nonostante il colera, nonostante tutto.

Amori ai tempi del Co.co.co.lera

Iniziative

CATANIA: APRE LO SPORTELLO DI AUTODIFESA PRECARIA UN INIZIATIVA CONGIUNTA DEL FORUM ACQUA, DEL MOVIMENTO STUDENTESCO, DELLA RETE CATANESE 15 OTTOBRE, DI OFFICINA REBELDE CATANIA

Lavoro Precario: la legislazione Italiana sul lavoro è una vera selva ed è difficile orientarsi coi problemi posti dai diritti che sarebbero dovuti con chi lavora in situazioni border line come quelle dei contratti co.co.pro ed interinali o con chi lavora in nero;

Locazione: anche in tale settore c’è il problema dei contratti in nero, con il rischio concreto per chi occupa una casa o un posto letto di vedersi sfrattato da un giorno all’altro;

Servizio Idrico: un bene pubblico, l’acqua, che si paga salato. Spesso i gestori addebitano sulla bolletta tariffe non dovute,approfittando della disinformazione del cittadino;

Sostare: l’illegalità delle strisce blu, poste anche in zone dalle quali dovrebbero essere totalmente escluse.

VENITE A TROVARCI OGNI VENERDì, DALLE 17:00 ALLE 19:00, PRESSO LA SEDE DI OFFICINA REBELDE CATANIA, IN VIA COPPOLA N.6

PER INFO: officina.rebelde@yahoo.it

Qui il link all’articolo completo

Caffè e derivati

Per contribuire concretamente alla lotta dei ribelli Zapatisti abbiamo deciso di vendere il caffè che viene prodotto dalle loro cooperative contadine.

La confezione è da 250 gr e la vendiamo a tre euro al pacco, in caso di acquisto diretto, potrete trovarlo alle nostre iniziative, nei punti di distribuizione (dove il prezzo potrebbe però lievitare) oppure prenotarlo tramite la nostra casella mail.

Il nostro caffè, se ci sentiamo disobbedienti

Dossier sul Caffè Zapatista

Squatting Europe!

UN INTERESSANTE SEMINARIO, LUNEDì A SCIENZE POLITICHE, SULLA STORIA E LE CARATTERISTICHE DELLE OCCUPAZIONI SOCIALI IN EUROPA

QUI LA LOCANDINA DELL’EVENTO


 

Da Nardò a Cassibile. Il 15/05 uniti contro il razzismo!

Sosteniamo la lotta dei migranti contro il caporalato.

Nell’estate del 2011 circa 400 braccianti agricoli di origine africana, ospitati nella Masseria Boncuri a Nardò (Lecce), hanno scioperato per quasi due settimane. In Italia, si è trattato del primo sciopero autorganizzato di lavoratori stranieri della terra, contro un sistema di sfruttamento basato sul caporalato, per il rispetto del contratto provinciale (previsto per legge) e per essere assunti direttamente dalle aziende.

Questa lotta ha attivato sul territorio – prima locale, poi nazionale – un’estesa rete di solidarietà che ha coinvolto strutture sindacali, associazioni antirazziste, militanti di base. Ma ha soprattutto messo in luce i limiti di una politica istituzionale incapace di affrontare e risolvere le questioni strutturali dell’agricoltura italiana in genere e di quella del Sud in particolare. Una politica che da vent’anni scarica le proprie contraddizioni e le proprie crisi sull’ipersfruttamento dei lavoratori migranti.

A partire dalla consapevolezza del valore paradigmatico di questa lotta, gli autori del libro, tra cui Yvan Sagnet, sviluppano ricche analisi su un conflitto che, attraverso la presa di parola diretta dei migranti, rappresenta una vera e propria lezione di civiltà, in un contesto sociale che li vorrebbe destinare a una condizione di totale invisibilità. A Cassibile come a Nardò, i migranti vengono sfruttati da caporali e da padroni senza scrupoli. Per questo motivo, durante la serata, che precede di un giorno le iniziative di Cassibile e di Siracusa, ne approfitteremo per fare una cena sociale, il cui ricavato servirà a sostenere le lotte dei migranti affinché, organizzandosi, possano migliorare la loro condizione.

L’iniziativa è a cura di Officina Rebelde Catania, Rete Antirazzista Catanese, C.o.p.e. e Teatro Coppola.

Teatro Coppola, via del Vecchio Bastione 9

Ore 20 proiezione del film “La terra (e)strema”

Ore 21 cena sociale con riso e patate solidali a cura del Co.P.E. e presentazione del libro: " Sulla pelle viva". Interverrà l’autore Yvan Sagnet.

ore 22 musiche etniche con Jali Diabate, Attilio Pavone ed altri.


 

CATANIA: IL LAVORO NELLE CATENE DI LIBRERIE IN FRANCHISING

UN’ INTERVISTA, A CURA DELLO SPORTELLO DI AUTODIFESA PRECARIA, AD UN EX LAVORATORE DEI SUPERMARKET DEL LIBRO, TRA TRUFFE AI DANNI DEI DIPENDENTI E LAVORO NOTTURNO.

Come ti chiami?

Attilio

Quanti anni hai?

29

Che percorso di studi hai fatto?

Sono laureato in Scienze Storiche e Politiche, all’epoca ho preferito fermarmi alla laurea triennale perché a Catania la specialistica per questo corso di laurea era essenzialmente la riproposizione per altri due anni delle stesse materie svolte con gli stessi docenti tra due sedi diverse, la Facoltà di Scienze politiche e la Facoltà di lettere. Sinceramente continuare quel percorso di studi mi sembrava una perdita di tempo e di soldi.

Quando hai cominciato a lavorare in libreria e per quanto tempo?

Ho iniziato a lavorare in libreria circa 10 giorni prima di laurearmi, a Marzo del 2008. Ho dato le dimissioni a Maggio 2009.

Dove lavoravi?

Lavoravo presso una libreria al centro storico di Catania.

Perché hai fatto questa scelta?

Non è stata una scelta, cercavo lavoro e un reddito per provare per l’ennesima volta ad avere un’indipendenza economica che mi garantisse di pagare un affitto, mangiare e permettermi almeno un cinema, qualche cd, qualche libro, una cena fuori e un paio di whisky al mese. Ci sono riuscito per poco più di un anno.

Perché hai smesso?

Ho smesso perché avevo esaurito le forze e la pazienza e perché ho avuto l’ottima e pessima idea di continuare gli studi con un Master svolto tra Varese e Milano, pagato con i soldi dell’assicurazione che ho preso con un incidente in itinere. In quel periodo svolgevo due lavori contemporaneamente, avere una vita privata e riuscire a gestire lo stress derivante da turni di lavoro schizofrenici ha messo a dura prova la mia integrità mentale e fisica, e poi c’era sempre a fine mese un senso di impotenza derivato dall’assurdo divario tra le responsabilità lavorative che avevo in libreria e il trattamento economico ufficiale e non coerente con il lavoro svolto.

Avevi il contratto?

I primi tre mesi ho lavorato in nero, percependo uno stipendio di € 600 mensili, da giugno la direzione mi ha messo in regola con un “contratto sogno” a tempo indeterminato. Ancora non c’era Monti al governo, per cui non avevo la percezione che un contratto di questo tipo mi avrebbe annoiato e mi avrebbe destinato ad una vita monotona e priva di sorpresa e divertenti e imprevedibili variabili.

Quante ore lavoravi a settimana?

Lavoravo 40 ore settimanali, disposte su turni di 8 ore lavorative giornaliere. La libreria vanta il primato di essere l’unica in Italia a rimanere aperta per gli instancabili lettori catanesi fino alle 2 di notte, per cui i turni si alternavano così: una settimana di mattina, dalle 8.30 alle 17.30 e la settimana successiva di sera, dalle 17 alle 2 di notte. Dopo la mezzanotte può capitare di avere voglia di fare uno spuntino accompagnato con l’ultimo libro di Bruno Vespa o Paulo Coelho. Ovviamente nel caso di sostituzione di un collega ci si veniva incontro per cui capitava di coprire un turno serale e di ritornare in libreria la mattina dopo.

Ti piaceva il tuo lavoro?

Certo, mi piaceva molto, non mi ha mai sfiorato l’idea di essere un semplice commesso perché avevo a che fare con i libri. Tra l’altro alla domanda “dove lavori?” è sicuramente più gratificante rispondere “lavoro in una libreria” piuttosto che “lavoro in un call-center”. Anche se il proprietario andava vantandosi che nonostante possedesse diverse librerie in franchising, non avesse mai aperto un libro in vita sua, io nel mio piccolo apprezzavo il fatto che potessi ordinare testi interessanti e cercare di dare spazio non soltanto a bestseller ma anche ad altre opere per me più significative. La cosa che apprezzavo di più era il rapporto con certi clienti, lettori affezionati, con i quali non mi limitavo a dare consigli su quale testo acquistare, ma si invertivano i ruoli e spesso ero io stesso a farmi consigliare qualcosa, soprattutto se c’erano delle affinità di gusti. Effettivamente con questa tecnica ho lasciato un paio di stipendi lì, per acquistare libri.

Il datore di lavoro rispettava i tuoi diritti?

La prima frase che mi è stata riferita una volta entrato in libreria rende abbastanza bene il clima lavorativo, “tutti sono utili, nessuno è indispensabile”. A mio parere è una follia pensare questo, anche se è attualmente il punto di arrivo di una situazione del mercato del lavoro totalmente parcellizzata e precaria. I miei diritti non venivano rispettati semplicemente per il fatto che una volta finiti i 3 mesi in nero, immagino fosse per giustificare un periodo di prova, partito il contratto a tempo indeterminato firmavo una busta paga di circa € 1.200/1.300, ma venivo pagato cash in una busta bianca con su scritto il mio nome € 600, che sono aumentati con il passare dei mesi. Dopo un anno e due mesi, al momento delle dimissioni, prendevo € 750. Questo è un fenomeno diffuso nel mercato del lavoro, una cresta che rappresenta un plusvalore di notevole rilievo per un datore di lavoro che nel territorio catanese possiede tante altre attività e che conta decine e decine di dipendenti che subiscono questo trattamento. Chiaramente non c’era alcuna maggiorazione notturna, nessun compenso per il lavoro nel week-end, ma contestualmente le mie responsabilità andavano via via aumentando (apertura e chiusura cassa, ordini, ricezione merce e spedizione resi del valore di migliaia di euro) ma non venivano supportate da una reale e adeguata remunerazione, così come risultava da contratto.

Ma non firmavate le buste paga ogni mese?

Si, firmavamo regolarmente ogni busta paga.

Quindi le buste paga dichiaravano una cifra differente da quella che percepivate realmente?

Si, c’era uno scarto di diverse centinaia di euro. Firmavo buste paga che dichiaravano una cifra e ne prendevo in realtà circa la metà in contanti. Lo stesso trattamento e lo stesso scarto valeva anche per gli altri miei colleghi.

Quindi il padrone della libreria dove lavoravi possedeva altre librerie od esercizi dove applicava lo stesso sistema di pagamento, truffando i lavoratori?

Non ho la certezza che fosse così proprio per tutti e in ogni punto vendita. Posso affermare con sicurezza che tutti gli impiegati che conoscevo e che lavoravano per la stessa proprietà subivano lo stesso trattamento, anche se con qualche lieve differenza di paga. Il pomeriggio del 7 aprile 2008, giorno del mio compleanno, lo passai presso il capannone della proprietà per la visita medica. Eravamo tantissimi ragazzi a fare la visita, lì per la prima volta ho compreso la portata della cosa.

Non è venuto mai nessuno a controllare le vostre condizioni di lavoro, che tu sappia?

Che io sappia no, nessuno.

Nessuno di voi ha mai denunciato ai sindacati a all’autorità giudiziaria le condizioni di lavoro in cui vi trovavate?

Ricordo che qualche impiegato più “anziano” mi disse che la proprietà era riuscita ad evitare con qualche lavoratore la possibilità di una vertenza, giungendo ad un accordo economico. Non so bene se qualcuno abbia mai denunciato la cosa. Dal canto mio ho tastato il terreno per capire se tra i colleghi con un rapporto più stretto e più confidenziale si potesse iniziare un percorso in questo senso, ma non ho mai riscontrato un interesse a procedere. Nel frattempo ero dall’altra parte dell’Italia a tentare di costruirmi un altro futuro, ero letteralmente scappato da Catania in quel tempo, e non ho più pensato di portare avanti una vertenza. Resto sempre disposto a intraprendere qualsiasi azione. Ho sempre pensato, forse erroneamente, che da solo sarebbe stato difficile ottenere una risonanza pubblica e riuscire a smuovere qualcosa.


 

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