officina rebelde
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Ultimo aggiornamento: martedì 22 agosto 2017
Chi siamo
GLI AMORI AI TEMPI DEL CO.CO.CO.LERA

L’epidemia della precarietà, la sopravvivenza delle emozioni a dispetto di essa, una rubrica anomala, proposta dal gruppo più improvvisato dell’estrema sinistra, per raccogliere le esperienze che altrove non sono nulla: nè politica, nè letteratura. Sdolcinatamente No Global, consideriamo che abbiamo diritto al superfluo e ci avvaliamo dell’inesperienza dei nostri collaboratori per raccontarci, raccontarvi, nelle Vostre/Nostre emozioni precarie.
Nonostante il colera, nonostante tutto.

Amori ai tempi del Co.co.co.lera

Iniziative

CATANIA: APRE LO SPORTELLO DI AUTODIFESA PRECARIA
UN INIZIATIVA CONGIUNTA DEL FORUM ACQUA, DEL MOVIMENTO STUDENTESCO, DELLA RETE CATANESE 15 OTTOBRE, DI OFFICINA REBELDE CATANIA

Lavoro Precario: la legislazione Italiana sul lavoro è una vera selva ed è difficile orientarsi coi problemi posti dai diritti che sarebbero dovuti con chi lavora in situazioni border line come quelle dei contratti co.co.pro ed interinali o con chi lavora in nero;

Locazione: anche in tale settore c’è il problema dei contratti in nero, con il rischio concreto per chi occupa una casa o un posto letto di vedersi sfrattato da un giorno all’altro;

Servizio Idrico: un bene pubblico, l’acqua, che si paga salato. Spesso i gestori addebitano sulla bolletta tariffe non dovute, approfittando della disinformazione del cittadino;

Sostare: l’illegalità delle strisce blu, poste anche in zone dalle quali dovrebbero essere totalmente escluse.

VENITE A TROVARCI OGNI VENERDì, DALLE 17:00 ALLE 19:00, PRESSO LA SEDE DI OFFICINA REBELDE CATANIA, IN VIA COPPOLA N.6

PER INFO: officina.rebelde@yahoo.it

Qui il link all’articolo completo

Caffè e derivati

Per contribuire concretamente alla lotta dei ribelli Zapatisti abbiamo deciso di vendere il caffè che viene prodotto dalle loro cooperative contadine.

La confezione è da 250 gr e la vendiamo a tre euro al pacco, in caso di acquisto diretto, potrete trovarlo alle nostre iniziative, nei punti di distribuizione (dove il prezzo potrebbe però lievitare) oppure prenotarlo tramite la nostra casella mail.

Il nostro caffè, se ci sentiamo disobbedienti

Dossier sul Caffè Zapatista

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domenica 11 giugno 2017


REPORT DELLE MOBILITAZIONI CONTRO IL G7

OLTRE IL G7, PER UNA SICILIA RIBELLE

Come Compagni e Compagne di Officina Rebelde, dopo avere intensamente discusso e riflettuto sul tema tra di noi con l’opportuna lentezza zapatista, come è utile fare in determinate occasioni, prendiamo la parola per valutare l’esperienza del G7 di Taormina e del percorso di lotte che ci ha portato a contestarlo. Non è nel nostro stile, e non lo è mai stato, confondere la riflessione con la propaganda, per questo vogliamo soffermarci anche sulle criticità di questa mobilitazione appunto perché siamo convinti che per i compagni e le compagne di tutta la Sicilia questa mobilitazione abbia rappresentato rappresenti un possibile nodo cruciale ed un punto di svolta. La scelta di contestare il G7, per noi, è stata naturale. Non abbiamo potuto farne a meno considerata la nostra storia lotte e quella dei movimenti Siciliani. Da un lato il vertice era stato convocato per confrontarsi su cyber controllo, smart city, lotta al terrorismo, temi ambientali, migrazioni. Si parlava di sicurezza proprio dopo l’emanazione degli infami “Decreti Sicurezza” del ministro Minniti. Si voleva parlare di flussi migratori in un momento storico nel quale espulsioni, rafforzamento dei confini, riduzione dei diritti, sono le forme legislative con cui non solo Trump, ma anche la progressista Europa stanno affrontando i nuovi flussi migratori provenienti da Africa e Medio Oriente. In un momento nel quale queste stesse potenze si rendono fautrici di attacchi armati e bombardamenti. E proprio su questi temi sarebbe stato chiamato a pronunciarsi per la prima volta l’iper reazionario Trump, volto dell’ondata regressiva e xenofoba che attraversa tutto l’occidente i tempi di crisi sociale. Dall’altro lato tutto questo avveniva nella nostra Sicilia, terra di devastazioni ambientali, resa frontiera del respingimento dei migranti, base logistica per le guerre americane, svuotata di servizi sociali ed ipoverita fino allo stremo dalle politiche di austerity dell’Unione Europea. Ma anche terra di lotte, di comitati territoriali, di centri sociali, di sindacati di base e studenti conflittuali che in questi ultimi anni hanno costruito battaglie significative come quella contro il Muos. Capite bene, che non potevamo non mobilitarci. Non potevamo accettare la logica della Zona Rossa imposta alla popolazione di Giardini e di Taormina. Non potevamo accettare il “consiglio” delle questure di tutta la Sicilia e del Ministero della Paura del Ministro Minniti: state lontani da Taormina, manifestate altrove o saranno guai!! Ci eravamo proposti, tutti assieme, di non rendere l’occasione di questo controvertice solamente una due giorni ma di immaginare un percorso che attraversasse tutta la Sicilia, in ogni suo territorio e conflitto. Da da questo punto di vista bisogna dire che, coerentemente a quanto ci si era prefissato, non solo le grandi città della Sicilia ma anche territori come quello di Niscemi, di Ragusa, di Augusta, di Lentini, di Siracusa. A Siracusa, in particolare, abbiamo seguito con interesse il percorso che alcuni lavoratori del Petrolchimico, sotto la sigla “Movimento Aretuseo” fanno oramai da anni per denunciare le morti sul lavoro e per le nocività industriali. A Catania il percorso collettivo messo in campo ha visto azioni contro il Daspo Urbano, contestazioni di Salvini, azioni dirette contro Frontex e le zone di segregazione di migranti al porto e nella città di Palermo c’è stata una spinta forte a contestare il razzismo di Minniti. Mobilitazioni che, nel complesso, se hanno mostrato che i movimenti sociali, a partire dal 2012, hanno acquisito radicamento e profondità in molte parti dell’isola, non hanno mostrato numeri eccezionali. Questo evidenzia come la fase, anche localmente e nel rispetto di quello che accade a livello nazionale, si giochi su un terreno di resistenza e non di una avanzata rispetto alle logiche di aggressione dei territori e di militarizzazione. Per inquadrare, però, correttamente il contesto bisogna considerare la situazione complessiva dei movimenti in Italia e prendere atto del fatto che questa mobilitazione è stata costruita in un periodo in cui essa non è affatto florida. Dopo la vittoria del referendum costituzionale non si è aperta, nel nostro paese, alcuna fase complessiva di mobilitazione significativa di fronte all’avanzata spropositata della repressione e della crisi e nemmeno occasioni come quella del 25 Marzo, a Roma, hanno portato molta gente in piazza. Proprio il 25 Marzo è stata avviata quella strategia di gestione delle piazze e del dissenso, da parte del governo Gentiloni e del Ministro Minniti basata sull’ampio utilizzo di misure repressive, cautelari e preventive e sull’intimidazione diffusa dei partecipanti ai cortei in modo da scoraggiare la partecipazione e l’aggregazione. Tutte le realtà che si sono trovate a costruire dalla prima fila questa mobilitazione sono state sottoposte ad una spropositata pressione poliziesca, dagli avvisi orali alle perquisizioni a casa, alle denunce per qualsiasi inezia. Tutti i centri sociali della Sicilia, compresa l’Officina Rebelde a Catania, sono stati posti sotto sorveglianza, i nostri attivisti sono stati pedinati nei loro spostamenti e fermati numerose volte. Numerosissimi attivisti venuti da fuori la Sicilia sono stati fermati, perquisiti, identificati nelle stazioni, nei porti, nei traghetti, negli aereoporti. C’è stata una pioggia di decine e decine di denunce “preventive”, magari per vicende di lotta anche molto antecedenti al G7, che sono piovute prima della due giorni. Ci sono stati numerosi compagni a cui sono stati dati fogli di via da Taormina, se non da altre città siciliane. Gli stessi autobus per arrivare alla manifestazione sono stati presidiati da decine e decine di pretoriani dei reparti mobili di polizia, finanza e carabinieri. Tutti quelli che sono saliti sugli autobus sono stati identificati, perquisiti, filmati, gli autobus stessi sono stati perquisiti e molte compagnie intimidite e dissuase dall’affittare i mezzi. Nella nostra storia politica e nella memoria dei compagni che compongono la nostra collettività non c’è memoria di un clima repressivo e di terrore del genere, nemmeno in occasione della contestazione al G8 di Siracusa del 2009, nemmeno nella lotta alla base del Muos. Un clima di terrore che ha fortissimamente influenzato anche le posizioni di alcuni compagni che, bisogna dirlo, hanno portato avanti una vera e propria campagna politica contro l’ipotesi di manifestare a Giardini, a ridosso della zona rossa di Taormina, limitando di molto la partecipazione di vasti settori della società civile, intimiditi dalle voci che rimbombavano all’interno dello stesso movimento. Per non parlare dell’atteggiamento delle istituzioni e del ruolo avuto dal sindaco di Giardini che si è fatto anch’esso megafono delle peggiori paure, ha negato l’accoglienza ai manifestanti, ha emesso un’ordinanza che costringeva gli esercizi commerciali piazzati ai bordi del percorso del corteo a chiudere. Se parliamo di questo controvertice, parliamo quindi di una mobilitazione costruita tutta in salita, in un clima di repressione poliziesca mai visto e da un movimento diviso tra chi coglieva l’opportunità che essa rappresentava e chi invece adottava un profilo molto basso e “accomodante” rispetto ai diktat ed alle zone rosse del ministro della paura Minniti. In questo contesto, potremmo dire che il fatto che in piazza si siano ritrovate tra le duemila e le tremila persone (in numeri reali, su questo sito, lo ripetiamo, non si fa propaganda) è un dato certamente positivo perché significa che il 27 la sfida della paura e della repressione è stata vinta dal movimento siciliano portando in piazza numeri che sono quelli propri delle nostre realtà. Ma dire questo coglierebbe una verità riguardo la sconfitta della politica della paura portata avanti dal ministro Minniti senza cogliere dentro i numeri un dato politico importante, quello della partecipazione, da protagonista, di una amplia componente studentesca e di proletariato giovanile al corteo ed alle mobilitazioni precedenti a fronte di una forse minore presenza di comitati territoriali. Quella stessa componente, conflittuale ma resa fluida ed evanescente nelle dinamiche del precariato e dei flussi migratori, che aveva rappresentato un forte volano di spinta nella fase della mobilitazione contro la lotta al Muos a cavallo tra il 2012 ed il 2014. Questa mobilitazione non sarebbe stata possibile senza una grande sinergia tra le differenti anime antagoniste del movimento siciliano, che hanno saputo mettere da parte le proprie differenze per convergere su obiettivi comuni. In certi momenti della mobilitazione, quelli certamente migliori, abbiamo visto farsi strada un incompiuto ma promettente assemblearismo, che ci ha ricordato i momenti migliori della vita del Presidio No Muos. Diciamo incompiuto, perché non è riuscito ancora del tutto a superare i meccanismi della mediazione al vertice, degli equilibri tra gruppi. Questo è uno spunto politico che vogliamo riprometterci di sviluppare, sul quale vogliamo continuare a lavorare per il futuro. Ed a proposito di futuro è necessario cominciare ad immaginare come questo percorso possa essere capitalizzato nei prossimi anni di lotte sociali in Sicilia, ponendo al centro la soggettività giovanile e precaria che ha visto sfidare il G7. Di sicuro, bisogna tornare nei territori, nel corpo vivo delle lotte e dei conflitti che questa terra oppone alle devastazioni territoriali, alle militarizzazioni, al razzismo. Ma bisogna fare di più: è necessario immaginare un meridione conflittuale, riflettere sui Sud ed i movimenti della Sicilia ribelle e su come questi possano costituire una presenza sociale costante ed alternativa alla devastazione del neoliberismo e delle politiche del debito e dell’austerity. Ed è necessario farlo mettendo in gioco una dimensione solidale e combattiva, capace di essere effettiva sul livello locale ma che si immagini in un contesto globale, in sinergia con le altre forme di resistenza che muovono i propri passi in altri contesti. A questo intendiamo lavorare nei prossimi giorni, anni e mesi.


E questa è la voce del Sud, che annuncia nuove rivolte.

Dalle città e dai territori del Sud-Est siciliano

I Militanti e le Militanti di Officina Rebelde

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